Serbatoio GPL: cambio bombola e costi per la sostituzione

Sempre più automobilisti, complice il costante aumento del prezzo dei carburanti, hanno scelto negli ultimi anni di acquistare una vettura dotata di impianto GPL o di convertire la propria auto a questa alimentazione per ridurre notevolmente i costi di gestione. Chi decide di adottare il serbatoio GPL sulla propria vettura deve conoscere i vincoli imposti dal legislatore sulla sostituzione di questo componente ed i costi correlati,oltre a tutti i passaggi da effettuare per compiere la revisione impianto GPL.

Sostituzione serbatoio GPL
Il serbatoio della bombola GPL auto ha una “data di scadenza” di dieci anni. Trascorso questo termine, che decorre dall’immatricolazione della vettura, oppure dall’installazione dell’impianto a GPL nel caso di installazione successiva, è necessario procedere alla sostituzione del bombolone GPL.

A causa dell’emergenza Coronavirus, le auto GPL con serbatoi in scadenza dopo il 31 gennaio 2020 potranno circolare fino al 31 ottobre 2020.

Se oltre alla sostituzione bombola GPL si procede al cambio di altri elementi dell’impianto, sarà obbligatorio eseguire nuovamente la prova idraulica.

La normativa comunitaria che ha disciplinato la durata e la sostituzione del serbatoio GPL è la ECE/ONU 67/01. Questa prevede particolari dispositivi per garantire la massima sicurezza in ogni situazione ed ha introdotto anche una valvola che interrompe il flusso di gas in uscita dal serbatoio GPL quando non è inserita la chiave nel quadro.

Cambio bombola GPL
La sostituzione bombola GPL è un’operazione soggetta a collaudo. In questo caso si dovrà presentare la domanda per effettuare lo stesso utilizzando il modello TT 2119.

Oltre a questa richiesta sarà fondamentale produrre la dichiarazione di installazione a norma, rilasciata dall’installatore autorizzato dalla Motorizzazione, nonché la documentazione tecnica del nuovo serbatoio GPL e le attestazioni dei versamenti effettuati.

La sostituzione bombola GPL auto ha prezzi decisamente abbordabili, pari a 57 euro così suddivisi: 25 euro dovranno essere versati sul conto corrente 9001, mentre 32 euro andranno versati sul conto 4028.

Una volta sbrigate tutte queste pratiche burocratiche, si potrà prenotare la data in cui sottoporre l’auto al collaudo.

Successivamente, verrà ritirata la carta di circolazione e verrà rilasciato un permesso provvisorio valido per la circolazione e per il successivo ritiro del duplicato della carta di circolazione. Se il nuovo serbatoio GPL supererà il collaudo senza problemi sarà necessario attendere circa un mese per poter ottenere il libretto di circolazione aggiornato.

Costo sostituzione bombola GPL
Ciò che più spaventa chi si avvicina alle auto dotate di serbatoio GPL è il costo richiesto per il cambio bombola GPL.

Il costo bombola a gas si aggira attorno ai 500 euro, ma è possibile anche optare per un serbatoio GPL prodotto da altre marche e meno costoso. In questo caso sarà necessario il nulla osta della Casa che ha un costo di circa 150 euro.

Il costo revisione GPL dopo 10 anni può aumentare qualora si riveli necessario cambiare altre componenti. Inoltre bisogna considerare anche il costo della manodopera oltre ai versamenti per il disbrigo delle pratiche burocratiche, ma il risparmio garantito dal GPL ammortizza decisamente queste spese.

Bisogna fare attenzione a non confondere la sostituzione serbatoio GPL con quella relativa alle vetture a metano perché, in quest’ultimo caso, la durata dell’impianto è di 5 anni se di costruzione nazionale e di 4 anni se di costruzione europea.

WhatsApp-Image-2020-04-16-at-09.04

Auto a metano e GPL immatricolazioni triplicate dal 2011 ad oggi

Tra il 2011 e il 2012 le immatricolazioni sono passande dal 5,55% al 13% mentre nel 2013 la quota di mercato della auto a gas è arrivata al 14,1% (8,9% GPL e 5,2% metano)
auto-a-metanoSecondo una ricerca svolta dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con la collaborazione di Assogasliquidi Federchimica e del Consorzio Ecogas, “Green economy e veicoli stradali: una via italiana”, le auto a gas (metano e GPL) negli ultimi anni hanno continuato a crescere: tra il 2011 e il 2012 le immatricolazioni sono infatti quasi triplicate passando dal 5,55% al 13% mentre nel 2013 la quota di mercato della auto a gas è arrivata al 14,1% (8,9% GPL e 5,2% metano).
In Italia, ad esempio, l’attuale stock di auto a gas circolante è in termini assoluti il più rilevante d’Europa, rappresentando il 76,8% del parco europeo per le auto a metano e il 26% per quelle a GPL, numeri che dimostrano le potenzialità di questo settore “green”.

Nella ricerca sono esaminate le conseguenze ambientali ed economiche dello sviluppo del settore. In uno scenario, ad esempio, di elevata penetrazione delle auto a gas in Italia da oggi al 2030, con la progressiva sostituzione di una parte delle auto a combustibili liquidi del parco circolante italiano, dovuta sia ad acquisto di nuove auto sia ad interventi di retrofit, si arriverebbe al 2030 ad oltre 3,5 milioni di t CO2 in meno rispetto a uno scenario di non intervento, a 67 tonnellate di particolato e 21 mila tonnellate di ossidi di azoto in meno. La riduzione di particolato prevista al 2030 equivale alle Leggi tutto

Auto a GPL e Metano, i vantaggi per l’economia e l’ecologia

Auto-a-GPL-e-MetanoLa mobilità sostenibile può diventare uno dei cardini della green economy. Il miliardo di veicoli che circolano nel mondo sono responsabili infatti dei consumi del 28% di energia e di un quarto delle emissioni di CO2. Soluzioni tecnologiche alternative possono aiutare la transizione verso l’auto a emissioni zero e l’auto a gas, una tecnologia made in Italy, costituisce uno dei possibili volani di sviluppo in direzione della green economy con importanti ricadute economiche e occupazionali (tra 22.700 e 66.000 posti di lavoro aggiuntivi nel 2030).

Alle potenzialità “green” dello sviluppo dei veicoli a combustibili gassosi in Italia è dedicata la ricerca “Green economy e veicoli stradali: una via italiana” realizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con la collaborazione di Assogasliquidi Federchimica e del Consorzio Ecogas. Sono proprio i numeri a dimostrare le potenzialità del settore; negli anni della crisi, mentre le auto tradizionali hanno conosciuto un drastico calo delle immatricolazioni, le auto a gas hanno continuato a crescere (tra il 2011 e il 2012 le immatricolazioni sono quasi triplicate passando dal 5,55% al 13%) e nel 2013 la quota di mercato della auto a gas è arrivata al 14,1% (8,9% GPL e 5,2% metano). L’attuale stock di auto a gas circolante in Italia è in termini assoluti il più rilevante d’Europa, rappresentando il 76,8% del parco europeo per le auto a metano e il 26% per quelle a GPL. Inoltre in Italia oltre al produttore (Fiat) c’è una piccola e grande industria dell’ auto a gas che va dalla produzione di impianti per la conversione a GPL e metano, con una rete di trasformazione e assistenza di più di 6.000 officine, al rifornimento stradale (più di 3000 distributori di GPL e 1000 di metano). Leggi tutto

Auto a metano: i paletti che rendono quasi impossibile il rifornimento self service

Da inizio maggio è possibile rifornire GPL e metano anche in modalità self service. Peccato che alcuni vincoli rendano questa comodità decisamente complicata.

Metano_AutoLa Gazzetta Ufficiale n.83 del 9/4/2014 ha modificato la disciplina sulla distribuzione stradale di GPL e metano per autotrazione. Dallo scorso 9 aprile è quindi possibile rifornire anche in mancanza del personale autorizzato, come già avviene in Europa. Tale prospettiva è comunque oscurata da alcuni fastidiosi paletti, che impediscono di introdurre il self service presso le stazioni di rifornimento. Innanzitutto il distributore deve aver messo in regola tutte le normative di sicurezza, e poi ciascuna automobile dev’essere abbinata ad un scheda elettronica: un chip al suo interno deve contenere varie informazioni, come ad esempio la conformità dei serbatoi montati sul veicolo. Il sito Metano Auto critica aspramente questa misura e rivela un dettaglio.

[…] Perché, sempre da indiscrezioni, pare che vi siano due «correnti di pensiero. Una che vorrebbe una tessera con validità nazionale, l’altra (e si può immaginare chi) chiede di fare tessere per impianto o catene di impianti. Col risultato, in quest’ultimo caso, che il self se lo farebbe solo chi è del posto, salvo non fare una collezione di tessere da riempire una valigia. Risultato: il D.M. di fine marzo, nonostante tante aspettative, è rimasto ad oggi lettera morta Leggi tutto